La carta e il territorio


LA CARTA E IL TERRITORIO


Queste immagini partono da una cosa semplice: una mappa.

Stampata, piegata, fotografata.


Israele, Libano, Gaza, Golan. Nomi chiari, leggibili, ordinati.

Sulla carta tutto è stabile. I confini sono linee. Le città sono punti. Le distanze sono misurabili.

Il problema è che oggi non funziona più così.

Quello che succede tra Israele, Iran e Libano non entra dentro una mappa.

Non è una questione di linee ma di traiettorie: missili, droni, spostamenti di persone, decisioni prese a centinaia di chilometri di distanza e che arrivano in pochi minuti.

La carta resta ferma.

Il territorio no.

Queste fotografie lavorano su questo scarto.

La mappa viene deformata, sfocata, attraversata da ombre e pieghe. Non è un effetto estetico: è il tentativo di far vedere qualcosa che la carta da sola non riesce più a contenere.

Perché oggi un confine non è più solo un limite geografico.

È un punto di pressione.

Israele non è solo un nome scritto al centro.

È un sistema sotto tensione continua.

Il Libano non è solo sopra.

È una linea instabile.

L’Iran non è lontano.

È dentro la stessa dinamica.

Quello che succede nel territorio modifica il modo in cui leggiamo la carta.

E alla fine la rende inaffidabile.

Questo progetto nasce da lì:

dall’idea che la rappresentazione non basti più.

La carta e il territorio restano due cose diverse.

Ma oggi si influenzano continuamente, fino a confondersi.

E queste immagini stanno esattamente in quel punto.






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